Casa di comunità, Ospedale di Comunità, Centrale operativa Territoriale, operativi 24 ore al giorno 7 giorni su 7; la rivoluzione dell’assistenza sanitaria

Una pratica guida per scoprire tutte le novità post covid, per conoscere quali specialisti saranno presenti, quali esami si potranno compiere, le modalità di accesso e la presa in cura dei cronici

Casa di comunità (CDC)

Casa di comunità, in Lombardia saranno in tutto 218. Una ogni 50mila abitanti -, evoluzione dell’esperienza delle Case della salute (diffuse soprattutto in Toscana, Emilia e Veneto). Apriranno i battenti entro metà del 2026 sfruttando i due miliardi di euro assicurati dal Piano nazionale di riprese e resilienza (Pnrr) come prima risposta alla lezione del Covid quando proprio la trincea delle cure fuori dagli ospedali crollò miseramente. Una dura lezione che fa dire continuamente al ministro della Salute Roberto Speranza che bisogna «ricominciare a pensare un Servizio sanitario nazionale prossimo, vicino, nell'immediatezza delle esigenze del cittadino». Le Case di comunità garantiranno una presenza medica 24 ore al giorno sette giorni su sette, insieme agli infermieri (12 ore al giorno per 7 giorni). Ci saranno anche specialisti come lo psicologo, il logopedista, il fisioterapista, il dietista, il tecnico della riabilitazione e l’assistente sociale, ma quando necessario anche il cardiologo, il pneumologo, l’oculista, l’urologo o il diabetologo. I cittadini lombardi come il resto degli italiani qui potranno ottenere oltre alla classica visita medica anche servizi diagnostici primari per monitorare le proprie condizioni di salute, un servizio utile soprattutto per quei pazienti cronici che potranno accedere ad apparecchiature come ecografi, elettrocardiografi, retinografi, oct, spirometri. Ci sarà infine anche un punto per i prelievi e per gli screening oltre che per le vaccinazioni. Qui si potranno infine trovare anche i servizi classici di prenotazione di visite e ricoveri (il Cup) e si potrà far attivare l’assistenza direttamente a casa oppure i nuovi servizi di telemedicina oltre che i servizi per la salute mentale, le dipendenze o l’assistenza sociale. «Il luogo fisico, di prossimità e di facile individuazione al quale l'assistito può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale», come recita il documento di Agenas - l’Agenzia per i servizi sanitari regionali - e ministero della Salute sui «Modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale».

Ospedale di Comunità (ODC)

A metà strada tra la cura domiciliare e il ricovero ospedaliero: nasce l’Ospedale di comunità. L’Ospedale di Comunità, si legge in un comunicato diffuso dalla Conferenze delle regioni, può avere una sede propria, essere collocato in strutture sanitarie polifunzionali, presso presidi ospedalieri riconvertiti, presso strutture residenziali oppure essere situato in una struttura ospedaliera, ma è sempre riconducibile all’ assistenza territoriale. In Lombardia saranno 71, uno ogni 150 mila abitanti. Si tratta di una struttura con un numero limitato di posti letto, di norma tra 15 e 20. È possibile prevedere l’estensione fino a due moduli e non oltre. Vi possono accedere pazienti con patologia acuta minore che non necessitano di ricovero in ospedale o con patologie croniche riacutizzate che devono completare il processo di stabilizzazione clinica, con una valutazione prognostica di risoluzione a breve termine (15-20 giorni), provenienti dal domicilio o da altre strutture residenziali, dal Pronto soccorso o dimessi da presidi ospedalieri per acuti. I pazienti ospitati necessitano di assistenza infermieristica continuativa e assistenza medica programmata o su specifica necessità. Tra gli obiettivi primari del ricovero deve essere posto anche l’aumento di consapevolezza dei pazienti e del familiare/caregiver, attraverso l’addestramento alla migliore gestione possibile delle nuove condizioni cliniche e terapeutiche e al riconoscimento precoce di eventuali sintomi di instabilità. Per l’accesso è necessario che siano soddisfatti i seguenti criteri: diagnosi già definita; prognosi già definita; valutazione del carico assistenziale e della stabilità clinica eventualmente attraverso scale standardizzate; programma di trattamento già stilato e condiviso con il paziente e/o con la famiglia (ad eccezione del Pronto Soccorso). La gestione delle attività dell’OdC è riconducibile all’organizzazione distrettuale o territoriale delle aziende sanitarie. Dal punto di vista gestionale-organizzativo, la responsabilità complessiva della struttura è in capo a una figura individuata anche tra le professioni sanitarie dalla articolazione territoriale aziendale di riferimento e svolge anche una funzione di collegamento con i responsabili sanitari, clinici e assistenziali, e la direzione aziendale. La responsabilità clinica dei pazienti è attribuita a un medico di medicina generale (pediatra di libera scelta se O.d.C. pediatrico) oppure ad un medico operante nella struttura scelto tra i medici dipendenti o convenzionati con il SSN o appositamente incaricato dalla direzione della struttura (Per le strutture private, un medico incaricato dalla struttura). La responsabilità assistenziale è in capo all’infermiere secondo le proprie competenze. L’assistenza sanitaria infermieristica è garantita nelle 24 ore.

Centrale Operativa Territoriale (COT)

Centrale Operativa Territoriale garantisce e coordina la gestione dei  pazienti “fragili” e affetti da pluripatologie, assicurando la  continuità tra Ospedale e Territorio. In Lombardia saranno attivati 101 presidi. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche ci impongono di adottare modelli organizzativi orientati sempre  più alla prevenzione, al “prendersi cura” piuttosto che al “curare”.  Le Centrali  Operative Territoriali, una in ogni distretto, hanno la funzione di  coordinamento e collegamento dei diversi servizi sanitari territoriali,  socio-sanitari e ospedalieri, nonché della rete dell’emergenza-urgenza, per  garantire continuità, accessibilità e integrazione delle cure. Il  sistema permetterà alle Centrali operative territoriali di dialogare in  tempo reale con le diverse reti e i diversi presidi e sistemi (Ospedale,  Case della comunità, Hospice, RSA, Ospedali di comunità, CSM,  Dipartimento di prevenzione, Centri di riabilitazione, Consultori,  Specialisti collegati in teleconsulto, Assistenza domiciliare integrata,  altre centrali, ecc.). All’interno della Centrale Operativa  Territoriale opererà personale medico e infermieristico (Infermieri di  comunità). Ancora oggi il paziente anziano con patologie croniche (es. tumori,  diabete, malattie cardiovascolari o polmonari) viene dimesso  dall’ospedale senza una reale presa in carico da parte dei servizi  socio-sanitari, cosa che facilita con il tempo la riacutizzazione della  malattia e la conseguente riammissione in ospedale, contribuendo, tra  l’altro, al sovraffollamento dei Pronto Soccorso. La Centrale Operativa  Territoriale interviene nella integrazione tra l’ospedale e territorio e  permette la continuità assistenziale, in quanto coordina e monitora le  transizioni da un luogo di cura ad un altro o da un livello  clinico/assistenziale ad un altro, garantendo una presa in carico  globale del paziente. Altra funzione importante sarà quella di controllo e monitoraggio dei  pazienti, mediante l’utilizzo della telemedicina: le Centrali operative  territoriali saranno dotate dei mezzi tecnologici e informatici  adeguati che permetteranno il controllo da remoto dei dispositivi  forniti ai pazienti per il controllo e monitoraggio dei parametri vitali  direttamente presso la loro abitazione (tele monitoraggio). In questo modo il personale sanitario della Centrale Operativa  Territoriale avrà quotidianamente sotto controllo la situazione del  malato riducendo il rischio di insorgenza di acuzie o complicazioni, con  la possibilità di intervenire in ogni momento in caso di necessità. La Centrale  operativa territoriale, avendo come target specifico soprattutto le  persone con cronicità complesse, fragili, non autosufficienti, disabili,  con problemi afferenti alla salute mentale, malattie rare ecc., costituisce un servizio di supporto dedicato prevalentemente a Medici di  Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta e a tutti i professionisti  della salute impegnati sul territorio.
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