Elezioni amministrative a Segrate, Manuela Mongili si racconta: «È il momento di cambiare»
Dopo l’annuncio della candidatura con AmiAmo Segrate, l’ex vicesindaco approfondisce le motivazioni e la visione per la città
Manuela Mongili
Dopo l’articolo pubblicato ieri sull’annuncio della partecipazione di Manuela Mongili alla lista civica AmiAmo Segrate a sostegno di Adriano Alessandrini, proponiamo oggi un approfondimento attraverso un’intervista che entra nel merito delle motivazioni personali e politiche alla base della sua scelta. Un ritorno che riporta al centro del dibattito una figura con esperienza amministrativa e una visione precisa sul futuro della città.
Le ragioni della candidatura e il rapporto con Alessandrini
Quali motivazioni l’hanno spinta a rimettersi in gioco per Segrate e quali elementi l’hanno convinta a sostenere Adriano Alessandrini?
«La proposta di Adriano, che mi ha chiesto di dargli una mano. Reputo Adriano Alessandrini una persona seria, con esperienza, che ha a cuore Segrate. Stiamo ancora godendo i frutti del suo lavoro passato. E penso che potrà fare anche meglio in futuro. Per questo ho pensato seriamente alla sua proposta e l'ho accettata. Ci accomunano le cose che ritengo importanti: amore per la città, voglia di lavorare, competenze per fare bene, esperienza concreta nella gestione amministrativa. Siamo entrambi fortemente radicati sul territorio, nati e cresciuti a Segrate».
Il passato politico e il confronto in Consiglio comunale
Qual era il suo rapporto con Alessandrini durante il periodo in cui lei sedeva tra i banchi dell’opposizione?
«Con Adriano siamo stati contrapposti in Consiglio Comunale, quando lui svolgeva il suo secondo mandato di Sindaco e io ero consigliera comunale per il PD, e anche successivamente abbiamo sostenuto opposte parti politiche quando ho ricoperto il ruolo di Vicesindaco e Assessore ai Servizi Sociali nella giunta di Micheli. Ci sono state tra noi vedute diverse, con scontri anche diretti ed aspri, ma sempre in modo trasparente e solo sulle questioni amministrative. Il rispetto per la persona non è mai venuto meno».
Le sensazioni personali per il ritorno in politica
Come vive, anche sul piano personale, questa nuova esperienza politica?
«Sono molto felice; mi dà gioia pensare a tutte le cose belle che si possono realizzare a Segrate. Vedo Segrate come un modello di Polis del futuro, in cui sviluppo urbanistico e crescita della comunità sono aspetti profondamente connessi e integrati».
Il giudizio sull’attuale amministrazione
Quali erano le sue aspettative sull’attuale amministrazione e quale valutazione dà dei dieci anni di governo cittadino?
«Mi aspettavo una presenza concreta sul territorio, la disponibilità all'ascolto e il coinvolgimento delle forze propulsive della Città. Invece, al di là della attenzione quasi ossessiva alla propaganda social (il primo atto amministrativo di paolo Micheli nel 2015 è stato assumere a contratto un social media manager e un portavoce), ho riscontrato autoreferenzialità, arroccamento e rifiuto del confronto. L'operato della Amministrazione in questi dieci anni è stato improntato all'immobilismo più totale. A livello locale sono mancate prima di tutto le idee. A livello sovracomunale, Segrate si è limitata a recepire i progetti calati dall'alto, rivendicandoli come propri senza presenziare con competenza ai tavoli di confronto per fare sentire la propria voce e rappresentare le proprie necessità. Nel complesso direi che questa amministrazione si è limitata a "tirare stancamente a campare", lasciando deperire ciò che c'era senza creare nulla di nuovo. È il momento di cambiare».
Il tema del predissesto finanziario
Sul tema del predissesto finanziario esistono letture differenti: qual è la sua posizione?
«Paolo Micheli dopo due anni di mandato, nel 2017 ha fatto deliberare il predissesto. Così facendo, in pratica, ha dichiarato ufficialmente la propria inadeguatezza e incapacità di governare e di trovare soluzioni ai problemi della Città. A mio parere un Sindaco non può limitarsi a fare il compitino e a gestire in modo piatto l'esistente. Un Sindaco prima di tutto deve essere animato dalla preoccupazione sincera di fare qualcosa di buono per i propri cittadini. Se non bastano le risorse deve ingegnarsi e avere immaginazione per procurarsele; chiedere un finanziamento se serve e adoperarsi per poterlo onorare; non può accettare di restare fermo con le mani in mano, accontentandosi di tagliare i servizi e lasciando deperire le strutture. Il predissesto poteva essere evitato dandosi da fare; se a questa amministrazione non piacevano le scelte fatte da quella precedente, su cui comunque c'era equilibrio finanziario, ben poteva modificarle, ma avrebbe dovuto al contempo adoperarsi per trovare le risorse economiche necessarie a sostenere eventuali scelte nuove e diverse. Così invece non è stato. Per me un buon Sindaco deve governare; con perizia, dandosi da fare, senza alibi».
L’intervista restituisce un quadro chiaro delle ragioni che hanno riportato Manuela Mongili in politica e delle linee guida del progetto civico a sostegno di Adriano Alessandrini, in una campagna elettorale che si preannuncia sempre più articolata e decisiva per il futuro della città.
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