San Donato Milanese, Pratone, il Comune revoca l’incarico all’impresa, l’opposizione chiede la sfiducia del sindaco

I tecnici dell’Ente smentiscono le dichiarazioni del primo cittadino Andrea Checchi, contestati materiali inquinanti per i vialetti e subappalti non autorizzati

I tecnici dell’Ente, nell’ambito degli ordinari e sistematici controlli sollecitati dai cittadini sandonatesi sulle opere in corso nel territorio comunale, hanno riscontrato alcune irregolarità nello svolgimento dei lavori sulla riqualificazione leggera del Pratone. A metterlo nero su bianco è un comunicato stampa diffuso il 28 giugno dall’amministrazione comunale. È emerso che è stato accertato un subappalto non autorizzato, sono stati evidenziati gravi ritardi nell’esecuzione degli interventi e nei materiali di riciclo utilizzati per il sottofondo è stata rilevata la presenza di sostanze inquinanti (COD, solfati e cromo totale) in concentrazioni superiori ai limiti consentiti. Non essendo i materiali conformi a quanto previsto nel capitolato di gara, verranno rimossi in tempi brevi, con costi a carico dell’impresa. Gli uffici, in accordo con l’Amministrazione, infatti, si sono già attivati per il loro smaltimento. In base ai dati disponibili si rimarca come le concentrazioni riscontrate non superino i limiti delle tabelle ministeriali per dichiarare un terreno inquinato pertanto non ci sono elementi per prevedere conseguenze ambientali sul Pratone. A seguito delle irregolarità riscontrate, l’Ente, nel rispetto di quanto previsto dal codice dei contratti, ha proceduto alla risoluzione in danno del contratto con l’impresa affidataria dei lavori. Secondo il Comune questo passaggio non pregiudicherà l’esito dell’intervento, in quanto, nei prossimi giorni sarà incaricata una nuova impresa, già individuata in base alla gara a evidenza pubblica realizzata negli scorsi mesi.

L'opposizione contro Checchi e gli intrecci con la società appaltante

I gruppi consiliari Insieme per San Donato e San Donato ci piace nella stessa giornata hanno diffuso un duro comunicato stampa a riguardo:
Apprendiamo solo dal Cittadino, perché il nostro accesso agli atti non è stato ancora evaso su questo specifico aspetto, che gli inerti portati sul Pratone non solo erano difformi da quelli previsti dal capitolato di gara, ma  erano anche inquinati!
Questa volta il Sindaco Andrea Checchi non può nascondersi dietro ai tecnici, o a qualche appaltatore “cattivo”. Fu lui a dichiarare al “Il Giorno”, il 4 giugno 2019 che:
«Il sopralluogo ha appurato che il materiale non era conforme al capitolato, ma non era certo materiale inquinante …. È stato detto di tutto, perfino che c’erano tracce di amianto, tutte illazioni infondate. Non esistono segnalazioni alla magistratura, è tutto nella norma».
Ci chiedemmo subito come potesse fare un’affermazione così perentoria. Aveva una sfera di cristallo nella quale ha evidentemente visto male, o aveva ricevuto (da chi?) assicurazioni rivelatesi infondate?
Ci parse del resto già allora inspiegabile e scandaloso che il nostro Sindaco, la massima autorità cittadina che rappresenta tutti noi, garante della legalità, di fronte a un’azienda che operava su un bene pubblico e che faceva lavorare sul cantiere un’altra impresa in modo illegittimo, con lavoratori non registrati sul libro giornale minimizzasse il tutto dicendo
«Non c’è stato nessun subappalto sospetto: le imprese edili sono spesso un groviglio di società collegate tra loro, è accaduto che la società Ma.Mi. abbia mandato al Pratone un lavoratore che assunto da una società collegata»,
così dimostrando di non tenere in alcun conto le più elementari regole in materia di appalti pubblici, poste a tutela dei lavoratori e per evitare il rischio di infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici.
Ma non basta.
Perché almeno dal 24 maggio 2019 il Comune sapeva che quel materiale non conforme era stato portato sul nostro Pratone da altra impresa diversa dall’appaltatore, precisamente da un subappaltatore non autorizzato, proprietario della merce conferita presso il cantiere. E ciò in violazione di norme e regolamenti che sottopongono a enorme attenzione tutta la materia delle attività di fornitura e trasporto di terra e materiali inerti.
Insomma, mentre suonava ogni possibile campanello d’allarme, il Sindaco si premurava di tranquillizzare la città dicendo «è tutto nella norma»!
Ciò non è accettabile: mentre l’Amministrazione Comunale promuove, a parole, l’ambiente, nei fatti  lascia sversare veleni in un prato al centro della città a un passo dalla Casa Comunale.
Ci rivolgiamo alla maggioranza, dopo le fidejussioni bulgare mai riscosse (3.498.000 Euro), i ripetuti disastri amministrativi sul Mattei, che lasciano sulle spalle dei cittadini una causa da 9,5 milioni di Euro e la censura dell’Autorità Anticorruzione, pensate che sia ancora dignitoso e rispettoso nei confronti della città continuare a sostenere questo Sindaco e le sue azioni?
Quando sentiremo la vostra voce?
Quando qualcuno tra di voi troverà la forza ed il coraggio di prendere le distanze da questi disastri?
Chi tace acconsente. Ricordatevelo.
Noi anche su questo andremo fino in fondo, ci rivolgeremo a tutte le autorità competenti e raccoglieremo le firme per una mozione di sfiducia. A voi della maggioranza la scelta: firmarla e consentirne la discussione in Consiglio Comunale (perché senza almeno qualcuna delle vostre firme il Regolamento non consente neppure il deposito della mozione) o essere per sempre ricordati come complici di questo disastro amministrativo.

L'interrogazione depositata il 25 giugno dai due Gruppi consiliari di opposizione

Oggetto: Interrogazione urgente. Riqualificazione leggera del Pratone. Inadempimenti contrattuali.

Premesso
Che dall’accesso agli atti compiuto dai sottoscritti Consiglieri e da fonti aperte è emerso quanto segue.
1)    Il materiale in opera nel cantiere per la realizzazione del sottofondo dei percorsi in calcestre non corrisponde in alcun modo alle caratteristiche tecniche indicate nei documenti allegati al contratto d’appalto. Si trattava, infatti, di materiale riciclato da demolizioni, con “pezzatura molto grossa” e non di “mista naturale di cava” di spessore 20 cm. previsto dal progetto e dal bando di gara.
2)    La Direzione dei Lavori (“DL”) ha sostenuto che gli inerti portati nel cantiere avevano comunque caratteristiche analoghe al materiale previsto nel progetto (che era stato redatto dalla stessa DL) e che sarebbe stato concordato verbalmente con il Responsabile Unico del Procedimento (“RUP”).
3)    Il RUP ha recisamente negato di aver mai dato alcuna autorizzazione verbale in tal senso e ha preteso e ottenuto la correzione del libro giornale di cantiere dove risultava annotata tale autorizzazione. L’autorizzazione verbale non sarebbe stata comunque legittima.
4)    L’Ufficio Tecnico del Comune ha tralasciato, perché ininfluente nella sostanza, tutta l’argomentazione addotta dalla DL in merito all’opportunità di impiego di materiale riciclato in luogo di quanto previsto contrattualmente poiché, ex post la sua messa in opera, esula dalle competenze e facoltà della DL e perché qualora ritenuto opportuno, l’impiego di detto materiale avrebbe dovuto trovare collocazione nel progetto (elaborato dalla stessa D.L.) e reso conseguentemente noto a tutti i partecipanti in sede di partecipazione alla gara d’appalto.
5)    A tale proposito occorre segnalare che la gara è stata assegnata al massimo ribasso per una piccola differenza con altre offerte e che quindi l’impiego di un materiale più economico di quello previsto dal bando non è questione di piccola importanza.
6)    Il materiale riciclato difforme dalle caratteristiche tecniche indicate nei documenti allegati al contratto d’appalto risulta, come indicato dalla DL nelle relazioni, essere stato introdotto in cantiere già dal 14.05 u.s. e senza avviso al RUP ed alla stazione appaltante.
7)    Inoltre, dall’esame successivo delle bolle di trasporto si è appurato (circostanza non rilevata dalla DL o dalla stessa ritenuta irrilevante e non segnalata al Comune) che il cliente, destinatario, committente del trasporto, proprietario del materiale riciclato non era l’impresa appaltatrice dei lavori, la MA.MI. Srl Impresa sociale, ma altra impresa diversa dall’appaltatore (tale TORO COSTRUZIONI SRL di Legnano).
8)    In data 20.05.19 è stata rilevata in cantiere la presenza di due addetti ai lavori non risultanti nel Piano Operativo Sicurezza (POS) né da altri documenti.
9)    Sul cantiere vi era anche una pala meccanica ruotata, con libretto (fotocopia) intestato a TORO EDIL SERVICE, e venivano rilevate le seguenti mancanze:
-    estintore a polvere presente ma sprovvisto di verifica periodica;
-    mancanza del giornale dei lavori;
-    mancanza POS aggiornato con personale e mezzi presenti;
-    mancanza notifica preliminare.
10)    L’Ufficio Tecnico Comunale contestava tutte queste irregolarità alla MA.MI. e al DL. A quest’ultimo era contestato l’omessa ovvero non adeguata ed efficace attività di controllo posta in essere dalla DL in contrasto con quanto previsto dal D.M. 49/2018 con particolare riferimento agli artt. 6 e 8 dello stesso, ordinando (ovvero lasciando eseguire) l’impiego di materiale difforme dalle specifiche del contratto d’appalto, con particolare riguardo all’assenza di puntuale verifica in loco in tempo reale dei conferimenti in cantiere, tenuto conto dell’estrema attenzione che le norme sugli appalti pubblici (D. Lgs. 50/2016 e s.m.i.) impongono nell’ambito delle attività di fornitura e trasporto di terra e materiali inerti (per il rischio di infiltrazioni mafiose).
11)    Solo il 28/05/2019 MA.MI chiedeva di poter subappaltare le opere di
scavo in genere;
stesa materiali inerti;
posa geotessuto;
stesa conglomerati bituminosi;
posa tubazioni in genere;
posa manufatti in genere
alla TORO COSTRUZIONI SRL, dichiarando che “non sussistono forme di controllo o di collegamento a norma dell’art. 2359 del Codice Civile con il titolare del subappalto (art. 105 c. 18 D.Lgs. 50/16)”.
12)    Risulta tuttavia dalle visure camerali che, anche se non sussistono in effetti collegamenti societari tra le due imprese, che il proprietario di TORO COSTRUZIONI SRL è il Signor LETO MARCO SALVATORE, mentre il proprietario di MA.MI. SRL è il Signor LETO RAFFAELE LUIGI. Entrambi risultano domiciliati in Nerviano (MI), Via Fratelli Cairoli 12/A e risultano essere fratelli.
13)    Risulta inoltre che il dipendente della TORO COSTRUZIONI rinvenuto in cantiere era stato assunto dalla stessa in data 6/5/2019 (quindi in coincidenza dell’avvio dei lavori sul Pratone). Il suo precedente impiego era presso la INTRECCI COOP. SOC. ONLUS, con sede in Rho (MI).
14)    Gli scriventi hanno quindi eseguito ricerche su fonti aperte sui vari soggetti a vario titolo citati nella documentazione acquisita.
15)    Da tali fonti aperte si apprende che il dott. Andrea Checchi, attuale Sindaco di San Donato Milanese è stato dal 2004 al 2012 Direttore della predetta INTRECCI COOP. SOC. ONLUS e che al 31/12/2017 ne era ancora socio con un capitale sociale sottoscritto di € 15.600,00 (su complessivi € 251.600,00). Ciò che ne faceva il socio con la maggior quota di capitale sottoscritto della cooperativa.
16)    Sempre da fonti aperte, si apprende che in occasione di una gara svolta dal Comune di Cantù (CIG: 7627895216), dalla verifica amministrativa effettuata in sede di gara risultavano a carico della MA.MI SRL - IMPRESA SOCIALE due provvedimenti di risoluzione contrattuale disposti da altre stazioni appaltanti. MA.MI. era tuttavia ammessa alla gara con Determinazione N. 1105/2018 perché “con valutazione estesa anche all’attività documentata dallo stesso operatore economico nell’ultimo biennio, i precedenti iscritti nel casellario non sono univoci al fine di trarne un giudizio di complessiva inaffidabilità. professionale Conseguentemente si tralascia”.
17)    MAMI ha sospeso i lavori senza autorizzazione per circa un mese;
Sulla base delle suesposte premesse, si interroga la S.V. Ill.ma sui seguenti punti.
I)    Quale gravità l’Amministrazione attribuisce agli inadempimenti contestati a MA.MI.?
II)    Quali provvedimenti intende adottare l’Amministrazione nei confronti dell’impresa e della DL a fronte degli inadempimenti contestati?
III)    Ritiene l’Amministrazione che possa essere subappaltato da MAMI un lavoro a un’impresa controllata dal fratello del proprietario della stessa e che ha operato in cantiere senza alcun contratto di subappalto, per di più acquistando materiale non conforme al capitolato da impiegare nei lavori?
IV)    Il Sindaco, attesa la sua lunga direzione di INTRECCI, ha avuto modo di conoscere personalmente l’ex dipendente della medesima cooperativa assunto da TORO all’avvio dei lavori sul Pratone e trovato irregolarmente sul cantiere?
V)    Perché il Sindaco, nonostante l’oggettiva gravità delle condotte  contestate a MAMI nella sua intervista a Il Giorno del 04/06/2019 ha dichiarato “Non c’è stato nessun subappalto sospetto” e ha minimizzato la cosa dicendo “le imprese edili sono spesso un groviglio di società collegate tra loro”?
VI)    Il Sindaco Andrea Checchi è ancora socio della INTRECCI COOP. SOC. ONLUS? Se no, da quando?
VII)    Il Sindaco Andrea Checchi data la sua lunga attività lavorativa e di socio presso INTRECCI COOP. SOC. ONLUS, ha mai ritenuto di segnalare ai suoi precedenti (o anche attuali?) datori di lavoro di non partecipare attraverso la cooperativa medesima o altre ad essa collegate a bandi di gara nel Comune di San Donato Milanese dove egli riveste la qualità di Sindaco?
VIII)    A che titolo, TORO COSTRUZIONI SRL ha acquistato gli inerti da impiegare per i lavori sul Pratone?
IX)    Qual è il risultato delle analisi effettuate sul materiale prelevato presso il Pratone e risultato non conforme come sopra detto?
E’ richiesta puntuale risposta scritta. Si chiede altresì che la presente interrogazione sia portata alla discussione del primo consiglio comunale utile.
Con osservanza.
I Consiglieri Comunali

Gina Falbo                    
Giovanni Di Pasquale               
Vincenzo Di Gangi

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