Melegnano, Consiglio comunale, il referendum sul trasporto non si terrà insieme alle elezioni europee

Di Bono (Lega): «coi soldi dei cittadini non si scherza»; ancora divisioni nel Pd, Ninfo e Codazzi votano in disaccordo con la maggioranza.

Da sinistra: Dario Ninfo, Elisabetta Codazzi, Giuseppe Di Bono

Da sinistra: Dario Ninfo, Elisabetta Codazzi, Giuseppe Di Bono

Ancora divisioni nella maggioranza Pd a Melegnano: mercoledì 24 aprile 2019 in consiglio comunale è stata bocciata la modifica del Regolamento referendario che avrebbe permesso di accorpare in un’unica tornata elettorale il voto europeo e quello sul trasporto locale. La votazione è passata per un soffio, con otto voti contrari di Pd e Rinascimento melegnanese e sette voti favorevoli, tra cui spiccano – insieme a quelli delle minoranze – quelli dei consiglieri Pd Dario Ninfo ed Elisabetta Codazzi, che si sono espressi ancora una volta in modo discordante rispetto alla linea della maggioranza. Dissenso che si è palesato anche nella mancata apposizione delle firme al documento presentato da Pd e Rinascimento melegnanese, con cui è stata richiesta una revisione complessiva del Regolamento comunale. I due consiglieri Pd hanno così spiegato le loro posizioni: «Tutte le forze politiche erano favorevoli, già da diversi mesi, a unificare le votazioni in un’unica giornata. È un errore interferire in qualche modo con lo svolgimento del referendum mentre non è sbagliato intervenire su un Regolamento se serve a evitare un ulteriore costo per le casse comunali; si tratta di seguire il buonsenso. Votare in dissenso non mi ha fatto piacere, ma ciò che mi sta a cuore è votare una regola che crea le premesse per cui un diritto dei cittadini non vada poi di fatto a penalizzarli» ha dichiarato Ninfo, a cui fa eco anche la Codazzi: «Si trattava di una modifica meramente formale di adeguamento, come già fatto poche settimane prima in consiglio comunale per un altro articolo del Regolamento e al di là degli aspetti giuridici, il mio voto in dissenso è dovuto al fatto che non condivido l’idea di voler mantenere una regola anti-economica e mi chiedo come mai i miei colleghi di maggioranza abbiano voluto confermare una norma che penalizza i cittadini togliendo loro dei servizi».
Il referendum comunque dovrà svolgersi entro il 30 giugno 2019 e questo comporterà una spesa ulteriore che graverà sulle casse comunali: si parla, anche se non ancora confermato, di un importo pari a circa 35mila euro complessivi – secondo quanto dichiarato dal sindaco Rodolfo Bertoli in consiglio comunale – contro i circa 6mila euro richiesti se fosse stata mantenuta la data del 26 maggio 2019.
Anche Giuseppe Di Bono, capogruppo Lega, durante il consiglio comunale ha affermato: «La richiesta di revisione in toto del Regolamento poteva essere presentata prima, se ritenuta così urgente; farlo ora mi sembra un voler procrastinare e lo ritengo poco corretto. Sarebbe opportuno fare la modifica del Regolamento per consentire il referendum in concomitanza con la tornata elettorale delle europee per una questione di economicità, altrimenti ci vedremo nelle condizioni di dover verificare con la Corte dei Conti se non si sia verificato un danno erariale perché coi soldi dei cittadini non si scherza». E Pietro Mezzi, capogruppo di Sinistra per Melegnano-Melegnano Progressista, ha sottolineato l’onestà politica dei consiglieri Pd “dissidenti”: «Devo ringraziare i consiglieri Ninfo e Codazzi per la coerenza dimostrata. Non sono d’accordo nel merito del referendum, però difendono un principio rispetto a interpretazioni fuorvianti, stanno facendo una battaglia di rispetto delle regole e va dato loro atto di svolgere questo ruolo importante di minoranza all'interno del gruppo di maggioranza. Trovo inconcepibile rinviare la data del 26 maggio, pertanto venerdì chiederemo un incontro col prefetto, perché questa cosa merita di essere presa in esame in modo più approfondito rispetto a un passaggio fondamentale che riguarda non solo il referendum ma il rispetto delle regole e la democrazia».
Dalla maggioranza non sono mancate le repliche: Alberto Corbellini e Alberto Spoldi, rispettivamente capogruppo Pd e di Rinascimento melegnanese, hanno ricordato come nessuno abbia mai indetto alcuna consultazione popolare da quando la Giunta Bellomo aveva eliminato la navetta comunale e sottolineato come nessuno voglia impedire il referendum, ma avendo la Prefettura messo in evidenza delle discrepanze sia compito dell’amministrazione comunale dare delle risposte. «La Prefettura ha considerato di estendere il concetto dell’impossibilità di accorpare il voto del referendum comunale con le elezioni anche a quelle europee. La norma comunale è deficitaria su diversi aspetti quindi la logica di sana amministrazione ci fa intervenire cercando di dare una risposta complessiva, che ha portato alla richiesta di revisione presentata dalla maggioranza, al fine di garantire la validità del voto popolare. Ora sto valutando con gli uffici per trovare una data entro i limiti previsti dalla legge e quantificare l’importo sulle casse comunali di questo spostamento» ha chiosato il sindaco Rodolfo Bertoli.
Elisa Barchetta
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