Melegnano, don Mauro e il progetto di recupero della Basilica minore di San Giovanni Battista |Gallery|

Nell'intervista di Elisa Barchetta il parroco spiega il programma impegnativo e di grande respiro culturale che strizza l’occhio all’innovazione

Don Mauro Colombo

Don Mauro Colombo parroco nella basilica minore di San Giovanni Battista a Melegnano

7giorni incontra don Mauro Colombo

Un progetto che unisce recupero storico e innovazione quello di Don Mauro Colombo per la basilica minore di San Giovanni Battista a Melegnano. Un progetto ambizioso che punta a restituire alla città la biblioteca, il museo, la casa parrocchiale e l’archivio storico; ma anche a effettuare una serie di lavori di ristrutturazione e di ammodernamento della parrocchia, trovata in pessimo stato di manutenzione.

Nativo di San Giorgio su Legnano, prete da trentun anni, Don Mauro Colombo è arrivato a Melegnano l’1 settembre 2017 ben accolto da tutta la comunità. Il suo “ingresso” come parroco della basilica e responsabile della gestione economica delle tre parrocchie (San Giovanni, San Gaetano e Carmine) è stato accompagnato da una lettera in cui il vescovo lo invitava a effettuare un grande lavoro di ristrutturazione, con il mandato specifico di iniziare con urgenza prioritaria dalla casa canonica.
Don Mauro Colombo

Don Mauro Colombo parroco del San Giovanni da settembre 2017

Don Mauro, come ha trovato lo stato di salute della parrocchia San Giovanni, quando è arrivato?

«Molto lasciato andare, uno stato di manutenzione pessimo. Addirittura museo, archivio e biblioteca li ho trovati puntellati con i tubi perché i soffitti stavano crollando, con dentro tutta la documentazione, e la casa prepositurale era molto degradata. Sono stato infatti mandato qui con un mansionario dei miei superiori, con una lettera, che riassume un po’ tutto il mio impegno sul fronte amministrativo e dove c’è scritto quello che devo fare. Un impegno da intendersi come quello che si può avere in una famiglia: curare e ristrutturare la casa per una crescita armonica della famiglia stessa».

Lei ha già avviato alcun iniziative per ammodernare la chiesa e le sue strutture, può illustrarcele?

«Abbiamo fatto sostituire le luci della basilica mettendo quelle a led – che danno maggior illuminazione, anche nei punti più in ombra,a consentendo al contempo un bel risparmio – abbiamo cambiato l’impianto dei microfoni, avviato la radio parrocchiale a circuito interno e posizionato videocamere per lo streaming in diretta dalla basilica (a Natale per esempio abbiamo avuto 800 visualizzazioni). In questo modo chi non può venire in chiesa di persona può seguire la celebrazione online sul canale YouTube, attraverso la diretta telefonica oppure in radio. Insomma abbiamo pensato di usare i moderni mezzi tecnologici per l’attività di evangelizzazione. Inoltre abbiamo già sistemato i tetti della parrocchia e avviato la ristrutturazione dei confessionali. Quest’ultima operazione nasce da un’esigenza delle persone perché quelli attuali non garantiscono la riservatezza, quindi la sovraintendenza ha dato il permesso di ampliarli leggermente mantenendo la struttura esterna ma chiudendoli e rendendoli più accessibili, ammodernandoli con ambiente condizionato sia in inverno che in estate e possibilità di sedersi, migliorando dunque il comfort soprattutto per gli anziani».

E quali progetti ci sono ancora in cantiere per il San Giovanni?

«Il lavoro più grande sarà quello di ristrutturazione della casa parrocchiale, dell’archivio, del museo e della biblioteca; un impegno anche civico, perché la parrocchia di San Giovanni è del 1506 e oltre alla “Bolla del Perdono” conserva infiniti documenti. Basti pensare che l’archivio storico è l’ottavo più grosso della diocesi di Milano, che ne ha complessivamente 1170, e la vita della chiesa di San Giovanni è strettamente connessa alla vita del Castello, che apparteneva alla famiglia Medici – che ha dato i natali a San Carlo (la mamma era una Medici), al condottiero Gian Giacomo Medici e ad Angelo Medici, poi divenuto Papa Pio IV. Quindi è storicamente una parrocchia che ha avuto numerosi documenti e progetti pregiatissimi, come ad esempio un libretto che conserva la firma autografa di San Carlo Borromeo e anche dei suoi successori, tra cui il cardinal Federigo (Borromeo Ndr) quello dei “Promessi Sposi”. Quindi è chiaro che ristrutturando l’archivio e il museo noi li metteremo a disposizione della comunità, che non li conosce. Anche la basilica è uno scrigno di opere d’arte con autori importantissimi e andrà rimessa a posto. Purtroppo le strutture stanno crollando e anche la basilica ha ancora da sistemare le infiltrazioni d’acqua e posizionare nuovi fari per illuminare meglio le opere poste sulle pareti».

Qual è la spesa complessiva per questi lavori e quando vedranno la luce?

«L’importo necessario per il progetto di ristrutturazione della casa parrocchiale, dell’archivio, del museo e della biblioteca è pari a un milione e 600 mila euro e i lavori inizieranno con la Pasqua, poi sarà necessario programmare un restauro di tutta la basilica (fra un paio d’anni)».

E come sarà finanziato questo progetto?

«La parrocchia ha diversi beni immobili, case e strutture che sono state lasciate in eredità ma sono tutte cadenti. Quindi il compito che mi è stato dato è stato quello di alienare questo patrimonio immobiliare per recuperare i fondi necessari con un lavoro amministrativo-pastorale, perché le due cose vanno insieme. C’è infatti stato anche l’aiuto dei parrocchiani, attraverso offerte ma anche volontariato. Prima non c’erano forse le condizioni e le possibilità di fare tutto questo, si è fatto quel che si è potuto, adesso però possiamo restituire alla gente un patrimonio storico affinché non vada sciupato o degradato». 

Come hanno reagito le persone a questa “rivoluzione”?

«Le persone sono molto meravigliate ma stanno rispondendo bene, sono generose, consapevoli di quello che c’è e desiderose di vedere tutte le opere riportate alla luce. Stiamo lavorando in equipe a questo progetto da nove mesi ormai, a livello burocratico e progettuale, supportati da soprintendenza, dalla Curia e dalla commissione per gli affari economici. Il progetto è pronto ed è già stato comunicato, ma una volta pronto quello definitivo stabiliremo un nuovo incontro per renderlo pubblico alla comunità. Occorre sottolineare però che tutto questo implica anche un lavoro sulle persone, alcune infatti si sono avvicinate volontariamente (ad esempio per il trasloco dell’archivio – attualmente spostato presso l’oratorio femminile di viale Predabissi – delle opere d’arte e paramenti del museo), ma ora si innesca un lavoro di formazione, perché quando riporteremo qui l’archivio faremo un corso per archivisti fatto dall'Archivio diocesano di Milano».

Quale altra novità sta “bollendo in pentola”?

«Abbiamo utilizzato le tecnologie moderne ma stiamo cercando di costituire anche una redazione per una rivista di formazione/informazione e riflessione. Un appuntamento bimestrale (sei numeri  all'anno), fatta dai giovani (circa sette o otto), con il primo numero previsto in uscita in occasione della “Festa del Perdono”».

Don Mauro, quale augurio vuole esprimere ai suoi parrocchiani per il 2019?

«Oltre a quelli più generici, vorrei fare un augurio più legato alla dimensione della vita comunitaria: che si possa sperimentare veramente una vita di famiglia apprezzando le bellezze nascoste di questa comunità, bellezze artistiche e storiche, e che si possa contribuire al ripristino delle bellezze della città e alla cura del patrimonio che è bene di tutti; perché noi parroci passiamo, ci spostano, ma questi beni restano ai cittadini. Un augurio di capacità di sperimentare una vita di comunità e una vita civica nel senso più profondo».
Elisa Barchetta
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