Mediglia, Covid, 71 morti alla RSA Borromea, il gip di Lodi ha archiviato (2°volta) «per manifesta infondatezza della notizia di reato»

Respinto il ricorso all’archiviazione dei 14 famigliari delle vittime che sono intenzionate a far valere le proprie ragioni: «La Procura non ha ascoltato gli autori delle numerose testimonianze sui fatti accaduti»

Perquisizione dei Nas dei Carabinieri all'interno della Residenza Borromea

Perquisizione dei Nas dei Carabinieri all'interno della Residenza Borromea" Mediglia, 24 Aprile 20202. Credits Andrea Canali

Mediglia, 28 aprile 2022. Per il gip di Lodi non sono state «le condotte commissive o omissive» dei vertici della Rsa Borromea di Mediglia, a causare la morte di 71 pazienti ospiti della struttura. Il giudice ha archiviato «per manifesta infondatezza della notizia di reato» l’inchiesta per le ipotesi di omicidio plurimo colposo ed epidemia colposa in relazione all’elevato numero di decessi tra gli ospiti della residenza sanitaria assistita.

Il 14 marzo del 2020, l’allora sindaco Paolo Bianchi confermo la situazione emergenziale in cui versava la casa di riposo  privata di Mombretto. Pochi giorni dopo chiese all’ATS di fare una ispezione per verificare la situazione, che registrava già 44 vittime. Fra il mese di Marzo e di Aprile del 2020, all’inizio della pandemia Covid, i morti arrivarono a 71, su 150 ospiti presenti alla RSA di Mombretto di Mediglia. Nel pieno della pandemia 14 sindaci scrissero ai vertici di Residenza Borromea. La Direzione di Residenza Borromea aveva respinto qualsiasi addebito, sostenendo fin da subito di aver sempre operato in linea con le direttive di Regione Lombardia. In seguito all’esposto di numerosi famigliari, Intervenne la Procura di Milano e ne scaturì un inchiesta. Gli inquirenti ipotizzarono i reati di epidemia colposa e omicidio colposo. Trasmessi gli atti alla Procura competente, quella di Lodi, scattarono le perquisizioni, intervennero i NAS. Il caso arrivò sui teleschermi nazionali, l’ex assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera fu incalzato da Giletti su LA7.

A Luglio del 2021 la Procura depositò la richiesta di archiviazione. Secondo il Procuratore,  non era sufficiente, sotto il profilo del reato colposo, che vi sia stato un comportamento rischioso, perché ci deve esser la certezza che questo comportamento sia, poi, da mettersi in ragione di causa con lo sviluppo della pandemia: «non c’è ragionevole certezza che siano state proprio le condotte commissive o omissive di soggetti ricoprenti cariche apicali a cagionare l’evento morte» scriveva  il Procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro.
Solo 14 familiari delle vittime si opposero all’archiviazione chiedendo una perizia epidemiologica. I nuovi esami però non sono stati concessi dal giudice. Tutta l’attività investigativa svolta in un anno di lavoro dalla Procura di Lodi, in seguito al materiale raccolto dai Nas durante le ispezioni, aveva permesso anche di confermare che la casa di riposo aveva seguito le direttive regionali, le stesse adottate, quindi, in altre Rsa del territorio, che avevano registrato meno decessi nello stesso periodo.

Poco prima di Pasqua, è stata respinto il ricorso dei famigliari contro la decisione di archiviare dell'anno prima. Per la Procura di Lodi non ci sarebbero «prove che sia stata la negligenza a causare la strage per Covid nella casa di riposo».

La notizia è arrivata ai quattordici famigliari che avevano firmato il ricorso, poco prima di Pasqua. Leonardo La Rocca, famigliare di un deceduto, raggiunto telefonicamente ha dichiarato: «Per la seconda volta la Procura ha stabilito, che in questa vicenda, ci sono delle responsabilità, e che sono gravi. Ma siccome non sanno bene di chi siano, non c’è reato. Queste dichiarazioni sono pesanti. Ci sono 77 morti  (Per i famigliari delle vittime sei in più che per la Procura N.d.R.), però oltre ogni ragionevole dubbio, non  si sa chi sia stato. Non è esattamente cosi che funziona. Adesso ci confronteremo con i nostri legali e decideremo come agire, perché ancora oggi, moltissimi famigliari che hanno sottoscritto con delle dichiarazioni  l’esposto in Procura, non sono stati ascoltati dagli inquirenti».

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