Hammamet è al cinema. Parla Gian Stefano Milani, ex dirigente e onorevole socialista (non craxiano): «Film compassionevole e perfido»

Appena uscito nelle sale cinematografiche, il film che racconta gli ultimi mesi di vita del leader socialista Bettino Craxi ha già suscitato numerose polemiche

Pierfrancesco Favino in un fotogramma del film

Pierfrancesco Favino in un fotogramma del film

È uscito giovedì 9 gennaio nelle sale cinematografiche italiane il film Hammamet, diretto da Gianni Amelio e interpretato da Pierfrancesco Favino. Prodotto in occasione del ventennale della scomparsa di Bettino Craxi, il film, a detta del regista, non vuole essere una biografia «né il resoconto esaltante o travagliato di un partito. Meno che mai un film che desse ragione o torto a qualcuno». Nonostante le intenzioni, come era facilmente immaginabile, la pellicola ha riportato allo scoperto del dibattito pubblico un capitolo della Storia e della politica italiana tutt’altro che chiuso. Alle intenzioni dei produttori e ai tentativi di obiettive analisi storiche si sono fin da subito unite diatribe mai del tutto sopite e adesso di nuovo al centro di dibattiti e polemiche
7giorni ha sentito in proposito l’opinione di Gian Stefano Milani, deputato socialista dal 1987 al 1992 e già assessore comunale a Milano nella giunta Tognoli.

Signor Milani, Lei conosceva Bettino Craxi e ha fatto parte per diversi anni del gruppo dirigente del Partito Socialista. Ha già avuto modo di vedere il film di Gianni Amelio uscito ieri nelle sale cinematografiche?
Faccio una premessa: io sono stato, e sono tutt’ora, un socialista, ma non sono stato craxiano; le mie divergenze con Bettino sono state però puramente di natura politica e di indirizzo ideologico, nessun rancore personale. Per rispondere alla Sua domanda: sì, ho già visto il film di Amelio.
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Pierfrancesco Favino si strasforma in Bettino Craxi

Pierfrancesco Favino si strasforma in Bettino Craxi


Come l’ha trovato? Ci dia qualche impressione a caldo?
È un film, se mi è concesso, compassionevole e perfido. Mi spiego. Compassionevole perché racconta la sofferenza, la solitudine e l’impossibilità di Craxi di comunicare in modo opportuno e nelle sedi appropriate la propria visione delle cose. Perfido perché nel film non si dà conto dell’importanza della svolta epocale impressa da Craxi alla politica italiana, alla vita del paese e, soprattutto alla sinistra, contestando l’egemonia ideologica del Pci e del comunismo in generale. Lo dico io che pure non sono stato craxiano. In ogni caso la mia adesione alla svolta patrocinata da Bettino nei confronti del modello comunista era assoluta e totale. Il film accredita inoltre l’idea di un Craxi semplice uomo di potere che si trova in esilio per sfuggire alla giustizia; in questo modo si accredita la tesi, assolutamente fuorviante, di un mondo politico puro e genuino macchiato solo dalla corruzione e dalle ruberie dei socialisti.

«Come è noto, su questa Terra le verità sono tutte relative»


Nel film di Gianni Amelio la figura di Craxi è interpretata da Pierfrancesco Favino. Il regista ha sottolineato: «Per questo film io volevo Favino, nessun altro». Pensa che l’interpretazione dell’attore romano, al di là della somiglianza fisica resa possibile dalle moderne tecniche di make-up, sia aderente al Craxi storico?
Devo ammettere che sono rimasto colpito dalla assoluta identificazione di un Favino mostruoso e spettacolare con il personaggio che è chiamato a portare in scena; gli dovrebbero dare un Oscar, se solo la pellicola ne meritasse uno… Sono stato un ammiratore di Amelio e mi duole dire che questo film risulta molto al di sotto della fama e delle capacità del regista. Traspare l’intenzione di Amelio di non esporsi personalmente per restituire al pubblico la verità dei fatti.
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Gian Stefano Milani

Gian Stefano Milani ad un recente convegno del Movimento Social Democrazia svoltosi a Milano

Cosa si sarebbe aspettato di diverso dal film? Quale idea si era fatto prima di vederlo?
Non mi ero fatto particolari aspettative; mi aspettavo però che il film desse conto, seppur in maniera sintetica e magari anche critica, della sofferenza dell’esule ma anche della vicenda politica che costituisce il presupposto della sconfitta e dell’esilio, sia che lo si intenda effettivamente come tale sia che lo si ritenga una latitanza. Nulla di più, certamente non mi aspettavo un’apologia, anche perché sono sempre contrario alle apologie. 

Quale significato politico ha o può avere, a Suo avviso, l’uscita di questo film a 20 anni dalla scomparsa dal grande leader socialista?
Il film sanziona lo stato di cose, il “già detto”. Convalida le tesi contrapposte che nel corso degli anni sono state espresse riguardo alla vicenda Craxi. Questo mi pare il lascito del lungometraggio. Mi pare inoltre che si possa leggere in controluce che, a vent’anni dalla scomparsa dell’uomo, la sinistra ex-comunista non abbia alcuna intenzione né il coraggio di rivedere, seppur criticamente, il proprio giudizio sui Craxi perché questo implicherebbe un’autocritica che nessuno ha intenzione di fare.

«Il Partito socialista in Italia non c’è più, però il filone socialdemocratico in Europa non è morto; si pensi al Parlamento di Bruxelles»

Chiuderei con una domanda più… tecnica. Quale è il politico, uomo o magari anche donna, tra quelli di oggi, ammesso che ve ne sia uno, che più si avvicina a Bettino non tanto nell’indirizzo ideologico quanto nell’impostazione e nel modo di fare politica? Sarebbe più propenso a scorgere una tale figura nella sinistra o nella destra?
Perché la sinistra esiste ancora? (ride) Vedo piuttosto un tentativo di appropriarsi dell’eredità di Craxi in figure come Bossi, Giorgetti e Salvini. Questo solo per quanto riguarda l’aspetto leaderistico impresso da Craxi al partito, Bettino era un capo. Lei sa chi è oggi il Capitano? (Ride ancora) Si cerca di giustificare in questo modo l’attuale propensione della destra per il sovranismo, spesso citando impropriamente Sigonella. Ma quella fu una cosa diversa, un unicum. Craxi e i socialisti lavoravano per l’Unione europea, non per sottrarre l’Italia all’Europa. Tramontato Berlusconi, che non ha lasciato alcuna eredità, l’assenza di un filone liberal-democratico ha lasciato il campo ad una destra che oggi -Salvini come Meloni- vuole passare per sovranista ma si tratta, nei fatti, di neonazionalismo. Ci tengo a specificare che Bettino faceva parte di un ceto politico molto qualificato, che oggi viene spregiativamente liquidato con la dicitura di Prima repubblica; oggi nessuno tra coloro che dominano la scena ha fatto lo sforzo di diventare un vero politico. Concludo così: la politica è un talento, un po’ come essere un calciatore talentuoso. Poi però il talento va coltivato e costruito negli anni; se così non avviene beh… i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Si è pensato che la tanto incensata società civile fosse la soluzione e che la politica potesse essere improvvisata. La domanda, che giro a Lei, è la seguente: è davvero così?
Emanuele Grassini


Gian Stefano Milani

Gian Stefano Milani ai tempi del Governo Craxi

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