Presentati a Milano i dati del “Progetto Libellula” relativi alla violenza sulle donne in azienda

Il 23% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenza, soprattutto psicologica e fisica

Il logo del

Il logo del "Progetto Libellula" network di aziende contro la violenza sulle donne in azienda

Su un campione casuale di 3149 questionari anonimi, compilati da dipendenti di entrambi i sessi delle aziende coinvolte nel progetto, il 23% delle donne ha dichiarato di aver subito una qualche forma di violenza sul luogo di lavoro.

Questo il principale dato emerso dal primo report del “Progetto Libellula”, presentato il 16 ottobre 2018 a Palazzo Marino. Il progetto, nato dall'idea di Marilù Guglielmini e Debora Moretti, è un network di imprese promosso da Zeta Service contro la violenza sulle donne.

Fanno parte del network anche Afol Metropolitana, Assimoco, Esselunga, Este Cultura d’Impresa, Etro, Furla, Gut Edizioni, Ingo, It@com, ItaliaOnLine, Milano Ristorazione, Nomination, Oracle, Roveda, Sgs, Tt Tecnosistemi, Vector e Zurich.

Nel dettaglio il report individua le principali forme di violenza subite dalle donne sul luogo di lavoro: per il 60% si tratta di violenza psicologica, per il 38% di violenza fisica, per il 22% di violenza sessuale, per il 15% di molestie sul lavoro e per il 22% di stalking.

Un altro dato interessante che emerge dal report riguarda l’interesse verso l’argomento, che risulta molto elevato con un notevole 75%. L’aspetto negativo è che solo il 39% dei rispondenti ritiene di essere adeguatamente informato e solo il 9% ha ricevuto informazioni in merito sul luogo di lavoro; per il resto le informazioni arrivano dalle cronache dei media. A questo occorre aggiungere che il 33% dei dipendenti è a conoscenza di episodi di violenza all'interno della propria rete sociale e ben il 21% ritiene che qualche collega possa essere stata vittima di qualche forma di violenza.

L’obiettivo del “Progetto Libellula” è duplice: da un lato coinvolgere le aziende – dove molte donne trascorrono la maggior parte del loro tempo – ad assumersi delle responsabilità su questa importante tematica e dall'altro aiutare le donne dando spazio alla bellezza più che alla brutalità.

Come ha dichiarato Debora Moretti: «Il Progetto Libellula è rivolto proprio alle aziende e siamo convinte che proprio l’azienda possa e debba contribuire a diffondere al suo interno messaggi carichi di senso, di valori e di scopo. Le venti aziende che ora fanno parte del network non hanno detto “No grazie, non mi riguarda”, ma hanno compreso e accolto in pieno il senso del progetto».

«Attraverso il Progetto Libellula vogliamo parlare di educazione alla bellezza, che vogliamo portare nelle aziende per evitare che la violenza si insinui. Vogliamo parlare e dare spazio all'autostima, all'accettazione di sé, al rispetto delle diversità» fa eco Marilù Guglielmini.

Per questo non mancano testimonianze di donne che, anche grazie al progetto, sono riuscite a canalizzare in modo positivo quanto avevano subito.

Per maggiori informazioni sul Progetto Libellula visitate il sito www.progettolibellula.com
Elisa Barchetta
Presentazione del primo report

Presentazione del primo report del "Progetto Libellula" a Milano

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