Mediglia, 55 vittime fra cui 52 a Residenza Borromea: «Vogliamo fortemente che venga a galla tutta la verità»

La storia di nonna Marianna, 88 anni, deceduta il 13 marzo, era un'ospite della RSA di Mombretto: «È ancora più doloroso pensare che abbia trovato la morte laddove doveva essere protetta e curata»

Il lato sud-ovest della RSA Residenza Borromea

Il lato sud-ovest della RSA Residenza Borromea Nel riquadro Nonna Mariana, 88 anni, deceduta il giorno 13 marzo

55 decessi, 14 persone contagiate di cui 6 ospedalizzate e 8 a domicilio

A Mediglia le vittime salgono a 55, di cui 52 residenti nella RSA Residenza Borromea e tre invece fuori dalla struttura. A confermarlo è il Sindaco Paolo Bianchi nel consueto videomessaggio serale, che trovate in calce nel quale ha ribadito di voler continuare sulla strada della trasparenza.
«Il numero di decessi che ci risulta è totalmente disallineato dai dati di ATS che riporta 21 decessi, invece ce ne sono 55
- ha spiegato il vicesindaco Gianni Fabiano -. I cittadini risultati positivi a tampone sono 14 di cui 8 curati a domicilio e seguiti dai servizi che come amministrazione comunale abbiamo erogato a loro supporto».
Fra i 14 casi contagiati al Coronavirus, ci sono alcuni operatori sanitari.

«Mia madre era in discrete condizioni di salute»

Numerosi lettori hanno raccolto l'invito a raccontarci la loro storia. La storia che oggi vi raccontiamo è quella di Marianna una nonnina di 88 anni deceduta settimana scorsa, a raccontarcela è Sergio suo figlio: «ll giorno 13 marzo mia madre Marianna, 88 anni, è deceduta presso l’ospedale di Melegnano, in cui è stata ricoverata il 10 marzo. Mia madre era una residente della Residenza Borromea da luglio 2019; da quando la Residenza aveva attuato la restrizione delle visite dal 21 di febbraio, abbiamo potuto assicurarci delle sue condizioni solo attraverso telefonate presso la struttura, che ci ha sempre garantito che tutto stava procedendo bene, nonostante l’emergenza nazionale. Fino al giorno 8 marzo, in cui ho telefonato per la festa della donna, al fine di poter porgere un saluto a mia madre; in quel momento mi hanno ribadito che la situazione  era sotto controllo, che mangiava un pò poco ma la situazione era nella norma.
Purtroppo il tutto è degenerato in soli due giorni, infatti mia madre è stata trasportata d’urgenza in codice rosso il 10 marzo al pronto soccorso di Melegnano, dove è stata riconosciuta subito la gravità e sottoposta al tampone ed è risultata positiva. Il giorno dopo il ricovero è entrata in coma, sotto morfina per alleviare le sofferenza, per poi morire in data 13 marzo ore 13.00.  Ho telefonato a tutte le ore in ospedale a Melegnano e mi hanno sempre risposto con gentilezza e disponibilità ma ormai la situazione di mia madre era compromessa e non c’era più nulla da fare. Mia madre era in discrete condizioni di salute prima di questo fatto e sicuramente avrebbe riempito le nostre vite ancora per molto tempo. Mi preme sottolineare che uno degli aspetti più dolorosi della vicenda è stato quello di non poter vedere nostra madre nemmeno in punto di morte, date le norme stringenti per contenere l’emergenza COVID-19. Ed è ancora più doloroso pensare che abbia trovato la morte laddove doveva essere protetta e curata.
Vogliamo fortemente che venga a galla tutta la verità e che venga fatta chiarezza su come siano stati realmente gestiti i nostri cari che ci hanno lasciato».

Il Videomessaggio del 21 marzo 2020 del Sindaco Bianchi

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1 commenti

Katia curti :
Mia nonna Elsa e' deceduta il 15 marzo, l'ultima volta che la vidi fu il 22 di febbraio. Quando ho chiamato in seguito alle prime notizie del coronavirus mi hanno detto che la residenza era chiusa, nei primi di marzo sono riuscita a farmela passare al telefono e sembrava stesse bene. Nel giro di pochi giorni le condizioni sono peggiorate, mi hanno da subito detto che le era stato fatto il tampone ed era risultata positiva. Ha iniziano con l 'ossigenoterapia fino a quando chiamai il giorno 15 per scoprire che era deceduta. La cosa che non comprendo cosi'come ho sentito da molti parenti e'perche'dopo che fu vietata l'entrata x le visite delle persone con dei permessi sono riusciti comunque ad entrare. Quando poi ho chiesto come comportarmi mi e'stato detto dopo mille..non lo so...devo sentire il responsabile...alla fine mi dissero che potevo andarla a vedere; suonando al cancello mi avrebbero aperto e accompagnata nella camera mortuaria dove a detta della persona con la quale ho parlato, c'erano insieme alla nonna altre bare tutte aperte. Chiesi loro se fosse sicuro andare..mi dissero di si basta che non toccassi nulla. Secondo me era una cosa da pazzi dato l'emergenza in ballo. Alla fine ho scelto di non andare x sicurezza verso i miei figli e anche me stessa ma mi ha colpito la loro superficialita'e incompetenza in una situazione critica come questa. Non disdegno il lavoro svolto dagli operatori quando mia nonna era ancora in vita, ma quello che e'successo dopo, almeno x me ha azzerato tutto quello fatto da loro in questi anni. Spero e presto, che alla fine di questa emergenza la cosa non venga dimenticata e che si faccia chiarezza, dovevano essere le persone piu'sicure, e'stata una strage. X mia nonna Elsa che in altri frangenti sarebbe potuta essere ancora con noi. | domenica 22 marzo 2020 12:00 Rispondi

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