Milano, negozi e porte aperte, Confcommercio: «No alle posizioni ideologiche su temi ambientali». E intanto scatta il tabù sigarette

Per ovviare all’emergenza smog anche i negozianti sono chiamati a fare la propria parte. Dall'associazione di categoria arriva la proposta delle lame d’aria

La querelle tra coloro che vorrebbero imporre la chiusura delle porte degli esercizi per evitare la dispersione di calore (o di aria fresca d’estate) e chi sostiene che in tal modo il rischio di perdere clientela sia concreto non sembrano scemare. Anzi, i due schieramenti sembrano sempre più fermi sulle proprie posizioni, con il rischio di un’impasse che paralizzerebbe la regolamentazione in materia. Per giunta, pare che il continuo lavorio di una porta che si apre e si chiude per permettere l’accesso e l’uscita dei clienti comporti notevoli sprechi e dispersione energetica. 

Al di là delle polemiche di ambientalisti da una parte e negazionisti climatici dall’altra, è evidente che clima ed emergenza smog siano di questi tempi al centro delle cronache, specie nei periodi di siccità che provocano pericolosi innalzamenti della concentrazione delle polveri sottili, in modo particolare nei centri urbani. Sull’ecologia qualcosa si sta facendo, ma certamente si può fare ancora di più. E proprio in questa direzione va la proposta del segretario generale di Confcommercio Milano Marco Barbieri. Le sezioni di Milano, Lodi e Monza Brianza di Confcommercio hanno infatti formalizzato, tramite un comunicato stampa, la propria proposta per ovviare al problema in questione: si tratta dell’installazione di apparecchi che generano lame d’aria, da applicare in corrispondenza delle porte dei negozi; in concreto si parla di ventilatori in grado di generare forti correnti d’aria che isolino l’ambiente interno da quello esterno, impedendo il contatto tra i due e mantenendo invariata la temperatura interna nonostante l’uscio resti schiuso. Barbieri, che ritiene le lame d’aria «una soluzione efficace per l’ambiente» ha voluto sottolineare come temi importanti come ambiente e smog «non vanno affrontati in chiave ideologica». E ha poi aggiunto: «confermiamo il percorso di collaborazione con il Comune su soluzioni condivise. Rispettose dell’ambiente e del fare impresa».

Per completare il quadro occorre poi aggiungere l’ultimo ritrovato in fatto di green: il sindaco di Milano Beppe Sala ha promesso che dai prossimi mesi darà battaglia al fumo (di sigaretta), vietando tale pratica prima in aree densamente popolate, in primis fermate di mezzi pubblici e code, con l’obiettivo sbandierato di vietare il consumo di sigarette nelle aree pubbliche delle città entro il 2030. A tal proposito, l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo ha parlato di uno studio secondo il quale «il fumo di sigaretta incide sulle emissioni inquinanti per l'1,9%», per poi aggiungere che «tutto serve, ma forse è importante concentrarsi sul 42% di emissioni che derivano dal riscaldamento civile che sono meno immaginifiche rispetto ad altre che colpiscono la sensibilità dell'opinione pubblica, ma sono più efficaci dal punto di vista dell'inquinamento ambientale». Senz’altro un ragionamento di buon senso e meno utopistico di quello in cui si è prodotto negli scorsi giorni il Primo cittadino milanese. Cattaneo ha poi spiegato di aver avuto un incontro con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa durante il quale i due hanno trattato temi ambientali legati ai problemi contingenti. «Ho chiesto al ministro - ha affermato l’assessore - di immaginare insieme un percorso che si concentri soprattutto sul riscaldamento civile perché oggi la fonte principale di emissione non è il traffico, ma è il riscaldamento delle abitazioni, agendo anche con misure regolamentari oltre che con incentivi economici, che per esempio impediscano la vendita di stufe a pellet non certificate. C'è la piena disponibilità del ministro, anche a sviluppare questi temi da un punto di vista tecnico. Inoltre, condividiamo il fatto che politiche che favoriscano scelte virtuose dei cittadini siano le più efficaci». La strada che la Regione intende seguire pare pertanto essere quella della concretezza: bando dunque a iniziative propagandistiche che, pur rivolgendosi - come si usa dire di questi tempi - alla pancia della gente, si rivelano alla prova dei fatti null’altro se non palliativi che non vanno a fondo nell’analisi e nella risoluzione dei problemi dei cittadini. Cattaneo ha infine sollecitato il ministro affinché Roma faccia finalmente pervenire i 112mln di euro stanziati per Regione Lombardia e da fruire nell’ambito delle «politiche di miglioramento della qualità dell'aria».
 
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