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Una targa per Julia Olga Calzoni, a quasi cinquant’anni dal brutale assassinio

Peschiera Borromeo ricorda la sedicenne uccisa nel 1976: memoria, dolore e un forte appello culturale contro la violenza sulle donne

La foto delle autorità con i famigliari di Julia Olga

La foto delle autorità con i famigliari di Julia Olga

La targa scoperta dedicata a Julia

La targa scoperta dedicata a Julia

La foto delle autorità con i famigliari di Julia Olga

La foto delle autorità con i famigliari di Julia Olga

A quasi cinquant’anni dal femminicidio di Julia Olga Calzoni, Peschiera Borromeo ha dedicato un momento di profonda intensità collettiva alla giovane vittima, inaugurando una targa nel Bosco del Carengione, nel luogo stesso in cui, il 26 marzo 1976, venne ritrovato il suo corpo. La cerimonia si è svolta oggi, 25 novembre alle ore 17.30, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, assumendo un valore ancora più simbolico e necessario per la comunità. Non solo memoria, ma un invito potente all’impegno, alla responsabilità, al cambiamento culturale.

Julia — sedicenne piena di luce, sognatrice, capace di fidarsi di tutti — venne attirata nel bosco da due uomini che lei considerava amici. La fiducia mal riposta si trasformò in tragedia: fu picchiata con violenza, uccisa con cinque colpi di pistola e abbandonata tra gli alberi all’incrocio tra via Turati e via Galvani. Allora non esisteva la parola “femminicidio”, ma la dinamica che spezzò la sua giovane vita è la stessa che ancora oggi, purtroppo, continua a colpire molte donne: violenza agita da chi avrebbe dovuto proteggerle.

Alla cerimonia erano presenti i suoi cugini diretti: Julio, Patrizia Olga e Maria Teresa Olga, insieme ai figli di queste ultime, Sofia e Ludovico, poco più che ventenni. La loro presenza ha aggiunto un valore profondo: rappresentano la generazione che non ha conosciuto Julia ma che ne ha custodito il ricordo attraverso fotografie e racconti. 
Julia era loro cugina diretta di Julio, Patrizia e Maria Teresa: il padre della giovane e il loro erano fratelli, un legame familiare che ha reso il momento ancora più toccante. È stato ricordato anche un tratto particolare legato al suo nome: tutte le donne della famiglia avevano Olga come secondo nome, ma solo Julia — che così la chiamavano tutti — portava Olga come primo nome, essendo la primogenita.

Le cugine hanno condiviso ricordi ancora vivi. «Di notte abbiamo ricevuto una chiamata da nostro zio che la stavano cercando», hanno raccontato. Hanno descritto Julia come «molto solare, molto sognatrice», una ragazza che vedeva negli altri solo il bene. Una fiducia che la rese vulnerabile proprio verso chi, invece, avrebbe scelto di tradirla nel modo più crudele. Anche i giovani presenti, Sofia e Ludovico, hanno raccontato come la storia di Julia sia sempre stata parte della loro formazione familiare, un ricordo che li accompagna da sempre.

Da sinistra: Patriza Olga, Maria Teresa Olga e Julio Calzoni cugini di primo grado di Julia

Da sinistra: Patriza Olga, Maria Teresa Olga e Julio Calzoni cugini di primo grado di Julia

Sofia la figlia di Maria Teresa Calzoni in un momento di commozione durante la cerimonia

Sofia la figlia di Maria Teresa Calzoni in un momento di commozione durante la cerimonia

Il sindaco Andrea Coden ha tenuto un intervento intenso, costruito come una riflessione intima e culturale. Ha parlato del silenzio che accompagna ogni storia di violenza, quel silenzio che «blocca, opprime, lascia senza fiato». Ha distinto il concetto di “uomo” da quello di “maschio tossico”, richiamando i modelli culturali che educano i bambini alla durezza, alla negazione delle emozioni, alla forza intesa come dominio. «È sempre stato così e la storia ce lo ricorda», ha osservato, sottolineando come certe radici culturali si innestino nell’infanzia. Per Coden, spezzare questi modelli è un dovere collettivo: «Dobbiamo far emergere la differenza tra l’essere uomo e l’essere un maschio patologico. Vanno educate le nuove generazioni a una cultura differente, del rispetto di sé stessi». Ha concluso con un invito alla responsabilità condivisa: «Essere qui oggi significa costruire un futuro differente per le future generazioni».

Alla sua voce si è aggiunta quella del Presidente del Consiglio Comunale, Moreno Mazzola, che ha offerto un intervento profondamente istituzionale e orientato all’impegno civico. Mazzola ha ricordato che questa giornata non è solo un momento di memoria, ma un obbligo morale verso tutte le donne vittime di violenza. Ha ribadito che la violenza «non è un fatto privato né un’emergenza occasionale, ma una violazione dei diritti umani che riguarda tutti». Ha sottolineato come ogni donna che subisce violenza rappresenti «una voce ridotta al silenzio, un progetto interrotto, una libertà negata» e che la comunità deve rispondere con ascolto, educazione, sostegno alle vittime e, soprattutto, con un cambio culturale profondo. Ha ricordato che l’Amministrazione ha scelto di adottare la targa dopo una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, proprio per trasformare la memoria in azione concreta: «La storia è importante e non bisogna dimenticare. Bisogna operare nel vivere quotidiano per estirpare la piaga del femminicidio». Ha esortato tutti a non girare lo sguardo: «Il silenzio non è un’opzione. Ognuno di noi ha la responsabilità morale ed etica di educare al rispetto, riconoscere i segnali, denunciare». Ha concluso ricordando il valore simbolico del colore rosso, invitando a mantenere alta l’attenzione tutto l’anno .


La targa posta dai genitori di Julia dove fu rinvenuto il corpo della 16enne nel bosco del Carengione

La targa posta dai genitori di Julia dove fu rinvenuto il corpo della 16enne nel bosco del Carengione Foto Walter Ferrari

La cerimonia si è conclusa con la lettura della toccante lettera di Julio Antonio Calzoni, cugino di Julia, che ha ricordato la sofferenza vissuta dalla famiglia e il peso del tradimento da parte di coloro che la giovane considerava amici. «Lo strazio per questa fine assurda ha segnato profondamente chi le voleva bene», ha scritto, aggiungendo che questo ricordo deve essere un monito costante: «Dire basta alla violenza e diffondere la cultura del rispetto, della gentilezza e del riconoscimento della vita umana sempre».

Alla fine della cerimonia, Walter Ferrari, divulgatore scentifico e conoscitore dell'Oasi del Carengione ha condotto i famigliari e alcuni cittadini all'interno del Bosco per visitare la targa posta dalla mamma e papà di Julia dove fu rinvenuto il corpo.

La nuova targa del Carengione, una iniziativa promossa da Maurizio Presutto, un cittadino che l'ha sostenuta a tutti i livelli, non è solo un simbolo di memoria, ma un patto collettivo. Un invito a non dimenticare Julia, a riconoscere ogni forma di violenza, a non restare indifferenti, a costruire una comunità capace di proteggere, sostenere e prevenire. Perché la memoria, quando è condivisa, diventa forza. E perché il futuro, per essere diverso, ha bisogno del coraggio di tutti. 
Giulio Carnevale