Giorno del Ricordo. Martino Gola (Insieme per Tribiano): «Tragedia delle Foibe questione complessa, troppo spesso semplificata»

Il capogruppo di maggioranza ha indirizzato una lettera a tutto il Consiglio comunale tribianese, riunitosi lo scorso 4 febbraio, sottolineando la necessità di tenere vivo il ricordo di Shoah e Foibe, perché ancora oggi molti italiani negano i genocidi

Martino Gola

Martino Gola

Tra gennaio e febbraio, in tutta Italia, si celebrano il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo, entrambi istituiti con legge dello Stato italiano. La prima giornata, dedicata alle vittime dell’olocausto, ricorre il 27 gennaio ed è stata istituita nel 2000; quella del Ricordo, stabilita nel 2004, è il 10 febbraio e commemora la tragedia dell’Istria e della Dalmazia e della “complessa vicenda del confine orientale”.

Sono due leggi approvate in rapida successione; inutile dirlo, ma è intuibile, per la natura del dibattito che intorno ad esse si era sviluppato. 

La tragedia dell’olocausto, per dimensioni, contenuti e studi, è molto più conosciuta e celebrata. Tutte le scuole d’Italia, a vario titolo, propongono lezioni, interventi ed iniziative storico-culturali per commemorarla, e giustamente.

Quella delle foibe molto meno.
Vuoi perché la storia del confine orientale è davvero complessa e poco conosciuta o perché su di essa aleggia un sottile imbarazzo, è meno chiara e rompe tutti gli schemi.

Molti relegano la tragedia delle foibe a una questione limitata nei numeri e a semplice ritorsione delle popolazioni slave contro i fascisti persecutori, mentre altri la considerano solo come pulizia etnica degli slavi contro gli italiani. Sono entrambe delle semplificazioni.

Vige un luogo comune secondo il quale ricordare le tragedie significa non ripeterle. Ricordare non significa però necessariamente arrivare alle medesime conclusioni.

È scioccante scoprire che, secondo indagini di Eurispes, è a doppia cifra la percentuale degli italiani che negano i due genocidi, per loro si tratta di pura invenzione. 

Ma la cosa che sorprende è che nel 2004 questa percentuale era “solo” del 2,7%.

Ecco perché siamo qui oggi a continuare un’iniziativa intrapresa circa dieci anni fa da un’amministrazione comunale della quale sono orgoglioso di aver fatto parte, orgoglioso di aver prese questa decisione che, fortunatamente, è stata negli anni successivi portata avanti da molti altri comuni italiani.

Per queste ragioni, per non dimenticare, spero che questa buona regola non cessi nel futuro.

In rispetto e ricordo delle persone che hanno in ogni modo sofferto le atrocità perpetrate in questi due momenti storici, concludo proponendo un minuto di silenzio.

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