Milano, movida e polemiche. Fontana: «Regione pronta a nuove restrizioni»; De Chirico (FI): «Serve dialogo, non stato di polizia»

A pochi giorni dalla fine del lockdown, è già bagarre tra cauti e aperturisti. E intanto spuntano 60mila «assistenti civici per vigilare sulla Fase 2»

Distanziamento.

Distanziamento. Tavolini e sedie lontani in un locale a Milano.

«Troppa ressa, i sindaci intervengono», così hanno sbottato da palazzo Lombardia in seguito alla diffusione delle immagini della movida meneghina (e non solo) inerenti al primo vero week end di Fase 2, con buona parte dei locali riaperti e maggiori libertà di spostamento per tutti. Nelle vie centrali del capoluogo lombardo e nelle zone più “fighette” della città, navigli su tutte, le scene riprese dalle telecamere e presto rimbalzate sui media sono ovunque le medesime. Molta gente, soprattutto ragazzi, che dopo mesi di “arresti domiciliari” sono scesi in strada e hanno ripopolato una città da troppo tempo fantasma. Ovviamente ci sono delle regole, norme studiate e formalizzate per evitare un nuovo pericoloso diffondersi del contagio di coronavirus. E se ci sono delle leggi, vanno rispettate. Cosa che non sempre è avvenuta: si sono viste scene di persone un po’ troppo addossate le une alle altre, magari con la mascherina abbassata o addirittura senza e noncuranti dei rischi a cui in tal modo si va in contro. Sfortunatamente, troppo spesso la colpa di tali situazioni viene addossata (a causa di dettami poco ortodossi introdotti dal governo in materia di Covid.19) a gestori e titolari dei locali; più opportuno sarebbe che le responsabilità fossero individuali e che la Polizia locale, per mezzo di appositi controlli, consentisse a coloro che invece si attengono alle prescrizioni, un’atmosfera più distesa in vece del clima di sospetto che attanagli di questi tempi la comunità.

Immediata la reazione del governatore Attilio Fontana, comprensibilmente preoccupato in quanto da sempre in prima linea nella guerra al virus e pertanto non disposto a gettare nel cestino come carta straccia tutti i sacrifici fatti. «La Regione è pronta a intervenire, – ha commentato Fontana – anche con nuove restrizioni, per evitare che tutto il lavoro svolto fin qui venga vanificato da alcuni incoscienti». Il numero uno della giunta lombarda si appella quindi «a sindaci e prefetti affinché usino il massimo del rigore e l’applicazione delle sanzioni previste». Mentre si prospettano nuove soluzioni, quali l’accesso attraverso varchi ai luoghi di movida con tanto di contingentamento di persone e misurazione della temperatura, a far eco alle parole di Fontana è intervenuto il consigliere comunale di Forza Italia Marco Cagnolati, il quale, in una lettera indirizzata a sindaco e prefetto, ha evidenziato come «nonostante i divieti di assembramento […] purtroppo alcune perone incoscienti continuano a mettere a rischio tutti gli altri tramite comportamenti pericolosi che non possono e non devono più essere tollerati». A più miti consigli è invece addivenuto il consigliere Alessandro De Chirico (FI), il quale ha chiosato: «Dopo la caccia al runner, è iniziata la caccia a chi fa l’aperitivo. In un momento così delicato ci vuole dialogo e non uno stato di polizia perenne. […] Il sindaco non può lavarsene le mani e scaricare la responsabilità su chi non ha l’autorità per fare controllore e controllato»

Mentre la polemica, presto strumentalizzata e cavalcata a scopi politici, non accenna a placarsi, da Roma giunge la notizia che nelle prossime settimane saranno arruolati 60mila volontari in tutta Italia da impiegarsi come «assistenti civici». Questi, che saranno forse reclutati tra inoccupati, cassintegrati e percettori di reddito di cittadinanza, spiega soddisfatto dell’operazione il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, «avranno il compito di aiutare (le Forze dell’Ordine, n.d.r.) e vigilare durante la Fase 2». Nel frattempo che i nostri governanti spieghino nel dettaglio come avverranno il reclutamento e la distribuzione nei diversi comuni di queste nuove farsesche figure, le quali non è ancora chiaro se siano da intendersi come spie modello Germania Est, come pasdaran del “pandemicamente corretto” o semplicemente come tanti Alberto Sordi versione vigile urbano, sorge spontanea una considerazione: il paese è allo stremo, l’economia boccheggia e la tenuta sociale è sempre più a rischio di esplosione; le leggi vanno rispettate, ma è davvero giusto bollare come “nemici del popolo” coloro che, in varie forme, provano a far ripartire l’economia? E ancora: non è forse che la strategia di additare i giovani come irresponsabili e incoscienti sia una tattica che i nostri governanti, Giuseppe Conte-Pilato in primis, stanno adottando per lavarsene le mani in anticipo, nel malaugurato caso in cui la pandemia dovesse nuovamente aumentare, così da poter dire: «Io ve l’avevo detto»?
Emanuele Grassini

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