Caso ospedale San Donato, il Pd incalza Regione Lombardia: «Troppe omissioni e sottovalutazioni»

Le irregolarità riscontrate dall’Ats di Milano, in relazione ai pazienti solventi ricoverati in posti letto riservati al Sistema sanitario nazionale, sono state al centro di una comunicazione dell’assessore al Welfare in Consiglio regionale

La notizia delle irregolarità riscontrate dall’Ats di Milano al Policlinico San Donato, a proposito dell’uso di decine di posti letto accreditati con il Sistema sanitario nazionale utilizzati invece per pazienti curati in regime di solvenza, è stata al centro di una comunicazione, martedì 4 febbraio, in consiglio regionale. La questione era stata sollevata da un’interrogazione presentata dal Gruppo regionale del Pd, primo firmatario il capogruppo Fabio Pizzul, che commenta: «La Giunta ha omesso di spiegare gli aspetti più importanti e dimostrato di sottovalutare il problema». 

Della vicenda aveva stupito il fatto che «un intero reparto era stato trasformato per ospitare almeno 18 miliziani libici, a seguito di un accordo fra il gruppo San Donato e alcune autorità di quel Paese – ricorda Pizzul –. Ma anche un altro piano dell’ospedale, dove dovevano esserci pazienti del Servizio Sanitario Nazionale, risultava occupato per la quasi totalità da pazienti non libici ricoverati sempre in regime di solvenza». In base alla normativa regionale è infatti vietato sospendere o cessare l’attività accreditata a contratto (Ssn) senza una preventiva autorizzazione della Ats competente. Per questo il Pd ha chiesto spiegazioni.

Per Pizzul e il Pd la risposta è stata «del tutto insoddisfacente: l’assessore al Welfare Gallera pare non aver colto la gravità del problema, ha solo relazionato su come sono andate le cose, prendendo atto, tra l’altro, che c’è una deregulation di alcune strutture private accreditate e che la Regione si limita a controlli formali a posteriori».

Al di là del caso dei miliziani libici, per i dem Gallera ha omesso di dire che uno dei due reparti trasformati era occupato da cittadini italiani, che nulla c’entrano con interventi di tipo umanitario, e se nelle altre strutture sono state trovate situazioni analoghe. «Questa è la palese dimostrazione di una prassi scorretta che privilegia i pazienti a pagamento. Non è con le omissioni che si risolve il problema dei controlli che vengono fatti solo sulle segnalazioni. Insomma, c’è una evidente superficialità e il sospetto che manchi la volontà di affrontare il problema è più che concreto». La discussione si sposta ora in Commissione Sanità.
Redazione Web

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