Il fiume Mincio: un gioiello ambientale e artistico; alla scoperta del suo tracciato e delle meravigliose località che bagna |Gallery|

Dal lago di Garda al fiume Po, 203 chilometri di bacino fluviale. Un tempo il corso d'acqua si impaludava e formava un arcipelago di isole; i primi interventi di regolazione delle acque risalgono al '200.

Il Mincio è un fiume dell'Italia settentrionale, unico emissario del lago di Garda e ultimo affluente di sinistra del Po. Con l'immissario fiume Sarca e lo stesso lago costituisce un unico sistema fluviale lungo 203 Km (Sarca-Mincio).

Il Mincio nasce dal lago di Garda in corrispondenza di Peschiera del Garda (VR), entra in territorio mantovano dopo pochi chilometri, a Ponti sul Mincio, si dirige verso Mantova a formare i tre laghi che la circondano e termina la sua corsa nel Po presso Governolo, dove è regolato da alcune dighe per consentirne la navigazione. Durante il suo tragitto riceve apporti idrici da numerosi corsi d'acqua.

Anticamente il territorio mantovano era completamente dominato dall'acqua ed in particolare l'intero territorio da Rivalta Po era un'unica palude, dalla quale emergevano soltanto le zone più rialzate, scelte dall'uomo per i propri insediamenti. L'area dove ora sorge Mantova era probabilmente simile ad "un arcipelago" di piccole isole. Soltanto nel 1190 l'ingegnere idraulico bergamasco Alberto Pitentino diede inizio a grandiose opere di sistemazione idraulica che, almeno nelle loro linee essenziali, sono tuttora funzionanti e alle quali si deve la presenza, attorno alla città di Mantova, dei tre laghi formati dal fiume: il Lago Superiore, e, con una cascata di 3 metri detta Vasarone, il Lago di Mezzo e il Lago Inferiore.

Il fiume è navigabile con imbarcazioni piccole solo nel basso corso nella zona di laghi di Mantova e da questi fino all'immissione nel Po anche con imbarcazioni pesanti.

Il fiume scorre sul confine fra Veneto e Lombardia e presso le sue rive sono avvenute alcune battaglie delle Guerre d'Indipendenza italiane e altri eventi del Risorgimento. Il Regno Lombardo-Veneto (1815-1866) consisteva in due regioni divise dal Mincio: il territorio a destra del fiume era noto con il nome di "Governo Milanese", quello a sinistra di "Governo Veneto".

Tra le località attraversate dal fiume v'è da ricordare Peschiera del Garda, Ponti sul Mincio, Valeggio sul Mincio, con la bellissima frazione Borghetto, Goito, Curtatone, Rivalta sul Mincio, Bagnolo San Vito.

Il Parco Giardino Sigurtà di Valeggio sul Mincio, grazie ad un antico diritto concesso, attinge dal Mincio per prelevare l'acqua necessaria per la sua irrigazione. È un parco naturalistico che si estende per 60 ettari; ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali: parco più bello d'Italia nel 2013, secondo parco più bello d'Europa nel 2015 e il Garden Tourism Award come parco più bello al mondo nel 2023.

Alcuni aspetti del fiume Mincio e alcune località che vi ho descritto ho avuto modo di viverli personalmente durante una vacanzina di 3 giorni a Mantova qualche anno fa. Oltre alle bellezze architettoniche di questa splendida città, il cui meraviglioso castello si specchia nel lago, ho potuto fotografare il Fior di Loto, pianta acquatica perenne con grandi foglie galleggianti e fiori rosa appariscenti originaria dell'Asia, introdotta in Italia per la prima volta nel 1921 quando la studiosa Maria Pellegreffi piantò alcuni rizomi nel lago Superiore; il Loto si adattò molto bene e poi nel corso del tempo ha creato delle vere e proprie isole ornamentali.

Durante una gita in battello nel Lago Inferiore ho notato la presenza di altre piante acquatiche come la ninfea gialla (nannufero), la ninfea bianca, la castagna d'acqua, l'iris acquatico e la genziana gialla; ho fotografato cigni, aironi bianchi e grigi, garzette e diverse specie di anatidi.

La Valle del Mincio è tutelata dalle leggi della Regione Lombardia, che hanno istituito il Parco del Mincio, comprendente l'oasi naturalistica del lago Superiore tra Rivalta del Mincio e la riserva della Vallazza.

Il Mincio è stato definito il Fiume dei Poeti perché decantato nelle loro opere da Gaio Valerio, Catullo, Publio Virgilio Marone, Dante Alighieri e Giosuè Carducci.

Testo e foto Walter Ferrari