Scopriamo la versatile e curativa Aloe vera, diffusa in tutto il mondo

La caratteristica principale della pianta è la foglia lunga e carnosa, adatta ad accumulare riserve acquifere, data la sua adattabilità a climi siccitosi. Le foglie, in tal caso, fungono un po' anche da fusto, e sono, sui margini, adornate da spine.

Aloe vera

Aloe vera

Sui terrazzamenti assolati liguri sono in fioritura, in questo periodo, le splendide aloe.
Guardate che belle fioriture fuoriescono, inaspettatamente, da questa rude crassulacea dalle lunghe e carnose foglie! Il nome del suo genere, Aloe, deriva probabilmente dall'arabo "Aluat", cioè "amaro", a causa del suo succo amarissimo. Ma proprio il succo ne ha fatta una pianta famosissima! È l'Aloe vera detta anche "Aloe barbadensis", in cui "barbadensis" deriva dalle isole Barbados, luogo in cui il botanico scozzese Philip Miller la ritrovò  classificò nel 1.700. Tuttavia non sembra originaria di quei luoghi, ma ivi portatata secoli prima da navigatori portoghesi o spagnoli dall'Africa centrale. La pianta, grazie alla sua grande adattabilità ai climi caldi, si è poi diffusa con gran facilità in tutto il mondo. Il nome "vera" sembra sia derivato da un'accezione popolare, per distinguerla dalle altre specie di Aloe.
Sveliamo innanzitutto un dubbio, una volta per tutte. Si dice "àloe" o "alòe"? La pronuncia corretta è "àloe", con l'accento sulla prima "a". La caratteristica principale della pianta è la foglia lunga e carnosa, adatta ad accumulare riserve acquifere, data la sua adattabilità a climi siccitosi. Le foglie, in tal caso, fungono un po' anche da fusto, e sono, sui margini, adornate da spine. La spinescenza è una forma di adattamento, anche questa, al caldo. La trasformazione della fogliolina in spina, abbassando il rapporto superficie/volume, limita la traspirazione e quindi la perdita di acqua. La pianta emette fiori rossi bellissimi, portati su di un asse. È autosterile e fiori maschili e femminili della stessa pianta non possono incrociarsi tra loro (stratagemma evolutivo per aumentare la possibilità di ricombinazione genetica e quindi l'affermazione di nuovi caratteri genetici favorevoli).
Essendo pianta antichissima, è usata da secoli per le sue innumerevoli qualità. Pensate che gli Egizi nel1.500 a.C. la usavano come cura cicatrizzante, ma anche per imbalsamare (da qui il suo nome volgare "pianta dell'immortalità"). Ma il suo uso farmaceutico è relativamente recente; dobbiamo ringraziare un farmacista texano, Bill Coats, che inventò un metodo per riuscire a mantenere inalterate le sue qualità nel tempo, sconfiggendo problemi di ossidazione e fermentazione, ed aprendo la strada, di fatto, alla sua commercializzazione su larga scala. 
Ma quali sono le sue qualità? Svariati studi hanno testimoniato una positiva attività di stimolazione del sistema immunitario. Sembra che ciò sia dovuto a degli zuccheri, i glucomannani,  contenuti nel gel verde (sono polisaccardi, quindi zuccheri legati in unità ripetitive), usati anche  nell'industria alimentare  come emulsionanti, od addensanti. Poi ha un'azione lassativa, e stimolante dell'attività peristaltica intestinale (la peristalsi è il movimento di contrazione dell'intestino che consente la progressione dell'alimento al suo interno verso un determinato senso); questo sembra sia dovuto agli "antrachinoni" (sono glicosidi, cioè zuccheri legati ad un composto non zuccherino), contenuti nella parte coriacea.
Inoltre l'aloe è ricca di svariate altre sostanze, vitamine, fosfolipidi, enzimi, aminoacidi.
Oltre ad essere una pianta CAM (crassulacea a metabolismo acido), in grado di tenere gli stomi chiusi di giorno e aperti di notte (per risparmiare perdite di acqua e riuscire a fotosintetizzare comunque), è in grado di non perdere acqua da eventuali ferite, grazie alla capacità di autosigillarle emettendo una sostanza che le cicatrizza (la stessa proprietà che viene utilizzata nella cicatrizzazione delle nostre ferite).
Ma l'azione per cui è diventata veramente famosa è quella anticancro, che avviene non solo attraverso il potenziamento delle difese immunitarie e all'azione depurativa, ma inducendo, sembra, un'apoptosi delle cellule cancerose, cioè una sorte di morte delle cellule programmata. L'Aloe vera sembra rafforzi il sistema immunitario, l'Aloe arborescens , specialmente durante la fioritura, più l'apoptosi delle cellule cancerose, essendo in questo periodo più ricca di "aloemodina" (antrachinone). Comunque gli antrachinoni non sono contenui nel gel, quindi per i rimedi anticancro si devono utilizzare le foglie intere.
Il frate brasiliano, di origini italiane, padre Romano Zago, ha legato il suo nome all'aloe, come rimedio anticancro, ideando una ricetta, che prevede l'utilizzo delle foglie, frullate e mescolate con del miele e un po' di grappa; è questo una sorta di rimedio naturale,  utile, comunque, in tante patologie. Ne riporto i componenti, così come suggeriti da lui:
350 g. di foglie di Aloe arborescens di almeno 4 anni di età
500 g. di miele biologico
40-50 ml. di grappa ( o tequila, o cognac)
Il miele è uno zucchero naturale, e le cellule cancerose sono avide di zucchero. Se si somministrano zuccheri ad un malato di cancro, questi immediatamente finiscono all'interno delle cellule cancerose, dove possono veicolare (proprio come un trasportatore, o un cavallo di Troia), anche le sostanze curative. La grappa è un vaso dilatatore, e questo rende più efficace la penetrazione dei principi attivi; poi allunga i tempi di conservazione del preparato e veicola meglio i principi attivi.
Non entro nel merito dell'efficacia del preparato; ricordo solo i medici che consigliavano l'utilizzo della pianta e le tante persone che si recavano nella nostra serra per reperire questa meravigliosa pianta, quando la coltivavamo! La bellezza e l'utilità delle nostre amiche piante ci accompagna sempre nel nostro cammino!

Mario Pria

Dr.agr. Mario Emanuele Pria - Manutenzione giardini e terrazzi - Corsi online di giardinaggio - www.marioemmepi.it - marioemmepi@gmail.com - 3356032955

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