Il “Noce” una pianta diffusissima che si guadagna spazio vitale riversando sul terreno una sostanza tossica per le altre specie

Ne gustiamo il frutto, drupa, ma quello che mangiamo è il seme, con la polpa facciamo un antico liquore. Il legno di noce è fra i più apprezzati e pregiati sul mercato.

Non è infrequente, in questo periodo, trovare camminando in un bosco (per chi ha la fortuna di averlo vicino), in un giardino cittadino, o semplicemente ai lati di una strada, trovare l'oggetto della fotografia sulla mia mano. Cos'è? Un frutto! Di quale pianta? Di un albero, uno dei più maestosi, il noce. Il noce, Juglans regia, ( da "Jupiter", cioè Giove e "glans" cioè ghianda, è una pianta diffusissima, ed è da tutti conosciuta per i dei suoi utilizzi. Infatti, oltre al legno, pregiatissimo (ma solo di esemplari maggiori di vent'anni almeno), produce le noci che tutti conosciamo. Ma ciò che noi mangiamo è in verità il seme, o per meglio dire, l'embrione ivi contenuto. Il frutto di questo albero è infatti una tipica "drupa". Cos'è la drupa? Pensate ad una ciliegia, od ad una pesca: un frutto costituito da buccia esterna (esocarpo), polpa (mesocarpo), seme (endocarpo). Nel caso del noce, il gheriglio è la parte edule, ed è racchiusa e trattenuta in due valve rigide, i tegumenti esterni del seme. Curiosamente, in questo caso, al contrario di ciò che avviene invece in genere per le drupacee" (pesco, albicocco, susino, ciliegio) la polpa del noce (che, attenzione, appartiene ad un'altra famiglia, le Juglandaceae), che viene chiamata "mallo", non viene apprezzata, se non per la sintesi di un liquore abbastanza famoso, il "nocino" (previa adeguata fermentazione). Un'altra drupacea di cui consumiamo il seme, anzichè la polpa, è il mandorlo:
Il noce è la tipica pianta "monoica", che porta, cioè, sulla stessa pianta, fiori maschil separati da fiori femminili. Questi ultimi fioriscono successivamente ai primi, secondo un fenomeno conosciuto con il nome di "proterandria", che ha un significato evidentemente evolutivo. In questo modo, infatti,  si favorisce lo scambio di polline con esemplari diversi, evitando l'autoimpollinazione, per avere più ricombinazione e variabilità gentica (il che consente l'affioramento di nuovi caratteri genetici e l'affermazione degli stessi in risposta alla pressione ambientale).  Un'altra caratteristica particolare del noce risiede nella "allelopatia", cioè nella emissione di una sostanza (lo "juglone") , a livello degli apici radicali, che riversandosi nel terreno risultano tossiche per le altre specie. In tal modo il noce riesce a "guadagnarsi" uno spazio vitale senza subire la competizione territoriale (e quindi idrica e nutrizionale) di altre specie. E' fantastica la natura!

Mario Pria
Dr.agr. Mario Emanuele Pria - Manutenzione giardini e terrazzi - Corsi online di giardinaggio - www.marioemmepi.it - marioemmepi@gmail.com - 3356032955


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